La parrocchiale di Santa Sofia sorse nel 1604, durante l'Arcivescovado di Antonio Canòpolo, ad opera del genovese Agostino Carèli e del cagliaritano Francesco Escàno, come risulta dall'iscrizione conservata a lato dell'altare maggiore.
Nel 1742 l'arcivescovo Vincenzo Giovanni Vico Torrèlles consacrò la chiesa e l'altare, includendovi le reliquie. Nello stesso anno si diede inizio ai lavori di costruzione del campanile, che venne completato nel 1802.
Tre anni più tardi il cupolino venne abbattuto da un fulmine, rifatto nel 1838, subì ancora danneggiamenti e venne ricostruito definitivamente nel 1952.
La chiesa presenta aspetti interessanti e originali.
La facciata, tipica dell'ecclettismo sardo di quel periodo, comprende elementi di diversa tradizione artistica:
Il prospetto posteriore è di notevole interesse per la presenza, su un basamento più ampio, di un paramento murario di cromo ottenuto con la sovrapposizione di filari di blocchi in arenaria e in basalto.
All'interno la chiesa presenta un'ampia navata centrale, coperta da volta a botte, che termina nel presbiterio dove è posto l'altare maggiore, ricco di marmi policromi finemente intarsiati. Sui due lati della navata si affacciano sei cappelle rettangolari coperte da volte a padiglioni lunettati.
Il campanile, a pianta quadrata, è sormontato da un cupolino a bulbo sul modello di quello della torre campanaria del Duomo di Oristano
Un accurato restauro che ha restituito alla parrocchiale di San Vero Milis, otto argenti liturgici di bottega sarda variamente databili tra XVI e XVIII secolo. Nel prezioso tesoro, si segnala una croce processionale in argento sbalzato cesellato e in parte fuso di tipo tardo gotico con punzone Arbor, una stauroteca con iscrizione Antoni Manca 1658 e un reliquiario con punzone S.M. e fiordaliso di Salvador Mameli.