Archeologia
Ultimo aggiornamento: 8 aprile 2026, 17:00
Nel territorio comunale di san Vero Milis sono facilmente visibili le testimonianze dell'uomo neolitico (IV - III millennio a.C.) che ha lasciato tracce della sua presenza in almeno quattro villaggi e tre necropoli a domu de janas, e del periodo nuragico (II - inizi I millennio a.C.), con almeno 30 nuraghi, di cui il più grande, s’Urachi,, è il più noto e collocato alle porte del paese attuale.
In età fenicio-punica e romana il territorio è intensamente occupato, prevalentemente con fattorie destinate allo sfruttamento agricolo: quest'area era, infatti, destinata in larga ,misura alla produzione di grano, sia in epoca cartaginese, sia durante l’Impero Romano. Ma lo sfruttamento delle risorse riguardava anche altri aspetti, come, per esempio, il sale di e la pesca. A Capo mannu, era ubicato un porto legato a queste attività: il KoraKodes portus.
Con la fine dell'epoca romana muta il quadro politico ed economico e molti degli insediamenti vengono abbandonati, la gente si riunisce in paesi, alcuni dei quali ancora abitati. Le attività economiche non si basano più sulla monocoltura cerealicola ma, adesso, la produzione è più variata: abbiamo fonti relative la presenza di vigne, oliveti, orti, allevamento, peschiere.
A partire dal medioevo è attestata con certezza l'attività delle saline, più tardi quella delle tonnare: San Vero faceva parte della curatoria di Milis del Regno di Arborea. Nel ‘500 anche la Sardegna era dominio spagnolo. Per creare una difesa dalle continue incursioni dal mare di turchi e barbareschi, vennero edificate lungo le coste, anche sanveresi, delle torri di avvistamento.