Archeologia

Ultima modifica 23 febbraio 2022

Nel suo territorio sono facilmente visibili le testimonianze dell'uomo neolitico (IV - III millennio a.C.) che ha lasciato le tracce di almeno quattro villaggi e tre necropoli a domu de janas, e del periodo nuragico (II - inizi I millennio a.C.), con almeno 30 nuraghi, di cui il più grande, s’Urachi, è alle porte del paese.

In età fenicio-punica e romana il territorio è intensamente occupato con fattorie destinate allo sfruttamento agricolo: quest'area era, infatti, destinata a granaio di Cartagine, prima e di Roma, poi. Ma lo sfruttamento delle risorse riguardava anche altri aspetti, quasi certamente il sale di Sa salina manna e la pesca. A Capo mannu era ubicato un porto legato a queste attività: il Coracodes portus.

Con la fine dell'epoca romana muta il quadro politico ed economico, molti degli insediamenti vengono abbandonati e la gente si riunisce in paesi, alcuni dei quali ancora abitati. Le attività economiche non si basano più sulla monocoltura cerealicola ma, adesso, la produzione è più variata: vigne, oliveti, orti, allevamento, peschiere.

A partire dal medioevo è attestata l'attività delle saline, più tardi quella delle tonnare: San Vero faceva parte della curatoria di Milis del Regno di Arborea. Nel ‘500 anche la Sardegna era dominio spagnolo. Per creare una difesa dalle continue incursioni dal mare di turchi e barbareschi, vennero edificate lungo le coste, anche sanveresi, delle torri di avvistamento.


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